mercoledì 17 febbraio 2010

AVATAR


James Cameron è l'Arsenio Lupin del cinema moderno.Campione assoluto di furto con destrezza.E' riuscito a muovere un giro d'affari di oltre due miliardi di dollari,parlando solo degli incassi per non parlare di tutti i soldi futuri che gli pioveranno addosso.Va a finire che lo troveremo nel suo deposito di dollari a fare il bagno nelle monete d'oro.....Avatar è ,o meglio sembra,essere diventato la pietra di paragone per tanto cinema a venire e ho visto volare in sede critica,non solo dei semplici appassionati,ma chi di critica cinematografica la fa di professione,tante lodi sperticate,appellativi di capolavoro e voti massimi.Ebbene io non ho visto nulla di questo.E'comunque un film importante,da rispettare e che sarà ricordato anche tra molti anni come quello che ha aperto la strada a un nuovo modo di fare cinema.Avatar rafforza la mia sensazione che mentre Cameron è assolutamente all'avanguardia per quanto riguarda gli effetti visivi,la motion capture(veramente convincente) e per tutti gli aspetti tecnici in genere,si dimostra sempre più conservativo e poco incline alle novità in sede di scrittura.Oserei dire anche modesto:perchè lo script di Avatar non è all'altezza di tutto il resto.In Avatar ho visto una sorta di Bignami di tutto lo scibile cinematografico da Balla coi lupi a Pocahontas,da L'ultimo dei Mohicani ad Apocalypse now,da Laguna blu a Guerre stellari,da Jurassic park ad Apocalypto, da Aliens Scontro finale a L'invasione degli ultracorpi(l'immagine finale).E se continuo a ripercorrere mentalmente il film continuo a trovare accostamenti ad altri film per ogni dove.Sta qui la maggiore delusione di Avatar:in regia poteva starci un Emmerich qualunque e il risultato sarebbe stato probabilmente identico o quasi.Parliamo poi del 3 D.Beh gli effetti tridimensionali di questo film non mi hanno mai regalato l'impressione di essere dentro il film(probabilmente per avere tale sensazione mi sarei dovuto mettere a pochi centimetri dallo schermo,magari in una di quelle giornate in cui per vedere questo film erano liberi solo i posti in braccio a quelli seduti),spesso mi hanno fatto solo l'impressione di un surplus fatto gratuitamente.Credo che in questo settore Avatar non sarà una pietra di paragone perchè presto sarà superato da altri film.Stasera il migliori effetto 3 D visto è stato il trailer di Alice In Wonderland di Tim Burton,quella faccia di gatto a pochi centimetri dalla faccia è veramente notevole.Probabilmente qui siamo arrivati a livelli di riferimento per quanto riguarda il motion capture e comunque bisogna dire che visivamente Pandora è notevole anche se odora di riciclaggio delle opere di Dean.Purtroppo la componente umana,i personaggi sono la parte peggiore del film:piatti, unidimensionali,non c'è quel minimo di ambiguità che li renderebbe più affascinanti.Evitabile quella spruzzata generosa di new age nel finale,soprattutto in un film che non brilla per agilità vista anche la durata.E la prima parte non brilla per ritmo e per freschezza.Dopo più di due ore e mezzo di film mi sono reso conto che James Cameron ci ha guadagnato un sacco di soldi,io un bel mal di testa e il nistagmo per circa un'ora.Ma poi spiegatemi una cosa:ma come è possibile con tutto il dispiego di tecnologia che c'è in questo film l'esoscheletro lo devono accendere con la chiavetta come il camioncino diesel del lattaio e la mega bomba che deve distruggere tutto la devono lanciare a spinta?
VOTO 5/10

martedì 16 febbraio 2010

AHAB-THE DIVINITY OF OCEANS


Prima di comprare questo cd non conoscevo gli Ahab se non per qualche breve ascolto rubato su YouTube,qualche loro esibizione dal vivo addirittura in terra americana.E in rete il loro nome circola sempre più e viene visto sempre con maggioir favore.Così, incuriosito,ho pensato di ordinarlo.Anche perchè qui nella zona dove vivo avere un disco del genere è pura utopia.Dopo averlo atteso per una settimana ce l'ho tra le mani e non nascondo la mia impazienza per aprirlo e ascoltarlo.Partiamo dalla copertina che è bellissima.E' un quadro che si chiama Le Radeau De La Meduse ed è un dipinto di Theodore Gericault.In basso a destra c'è un adesivo circolare in cui c'è scritto NAUTIK FUNERAL DOOM.L'etichetta alla loro musica creata dagli stessi ragazzi provenienti da Monaco di Baviera.Sinceramente all'inizio sono scettico di questa etichetta perchè in fondo ritengo il funeral doom genere abbastanza conservativo e poco consono alle variazioni,ma stavolta mi sbaglio hanno ragione loro.Quelle tre paroline rendono perfettamente l'idea del monolite sulfureo fumante che è racchiuso in questo dischetto.I brani sono 6,la durata complessiva è di oltre 67 minuti,più di 10 minuti a brano.E già da questo si comprende come The Divinity Of Oceans non sia un disco da ascoltare così, tanto per farlo.Per riuscire a capire tutte le finezze contenute bisogna ascoltarlo più volte,ogni volta avrà qualcosa di nuovo che sorprenderà.In questo senso è un disco molto profondo che cresce ascolto dopo ascolto.La matrice è quella del funeral doom,genere in cui non sono tanto esperto ma mi ricordano qualcosa degli Evoken o dei Funeral.Nelle parti più dinamiche mi ricordano i My Dying Bride più oscuri e tenebrosi.C'è anche una forte matrice death metal che si sente in alcuni brani,tipo l'ultima parte di O Father Sea,costruita su un riff portante veramente assassino ,la ricerca melodica in Redemption Lost(naturalmente sempre in ambito estremo) o gli arpeggi delicati di Nickerson's Theme che decorano l'inizio del brano prima di trasformarsi in qualcosa di meno delicato e molto più oscuro.Ma citazioni vanno fatte anche per l'ottima title track e per il brano d'apertura Yet Another Raft Of The Medusa(Pollard's Weakness) che sono due brani complessi e cangianti.Gli Ahab cercano di inserire parti più melodiche nella loro musica rendendola decisamente più fruibile ma non dobbaimo dimenticare il genere di partenza.Interessante notare anche l'importanza limitata che viene data alla tastiera molto usata in campo funeral per accrescere il pathos .La loro casa discografica,la meritoria Napalm records,etichetta austriaca,parla di versione slow di grossi calibri tipo Morbid Angel o Carcass.Beh ,io i Carcass proprio non ce li sento ma l'accostamento all'angelo morboso della Florida non mi sembra così azzardato....

VOTO 8/10

domenica 14 febbraio 2010

MORGANA


Morgana ha la stessa età di mia figlia ,7 anni e qualche mese.Sono cresciute insieme,ma soprattutto siamo tutti cresciuti insieme,come unità familiare.E'una cagnetta di razza,una yorkshire terrier ma non fatevi strane idee su di me.Io cani li ho sempre raccolti dai canili o dalla strada e anche Morgana praticamente non fa eccezione.Un mio cliente aveva la madre e decise di farla accoppiare,seppur in età abbastanza tarda.E vennero fuori Morgana,somigliante in tutto e per tutto al padre e la sorellina,più piccola e totalmente diversa:Per carità sempre yorkshire ma con una testa più tonda e un pelo totalmente diverso.Quando abbiamo ultimato il piano vaccinale previsto il mio cliente mi disse che Morgana(il nome naturalmente l'abbiamo messo noi ed è successivo a questo momento della storia) l'indomani sarebbe stata portata a un negozio di animali,in vetrina per essere venduta.Giuro mi sono sentito male.E infatti obiettai che erano tre mesi che abitava in un appartamento ,sarebbe stato proprio brutto per lei ritrovarsi in una vetrina e in una gabbietta per chissà quanto tempo.E gli chiesi quanto voleva per il cane,a che prezzo lo avrebbe venduto.Pensavo che mia moglie, entusiasta della nascita di Lucrezia, già premeva per avere un altro figlio.Avevamo già programmato da quando eravamo fidanzati che avremmo avuto due figli,sempre se Dio avesse voluto.Ma non nascondo che dopo tre mesi dalla nascita della nostra prima figlia,ero ancora frastornato(e non per le ore di sonno perse,io la notte non l'ho mai sentita,dormo poco ma quando dormo lo faccio come un sasso,seriamente insomma)e forse ancora non mi sentivo pronto per avere subito un altro figlio.Così se le pretese per Morgana non erano assurde...E il cliente contento del mio interessamento me l'ha praticamente regalata(gli ho ridato indietro solo i soldi dei vaccini somministrati).E ho riportato a casa questo ammasso di unghie e di dentini,con due occhietti vispi nascosti dietro una fitta peluria.I primi tempi non sono stati facili soprattutto per mia moglie che era costretta a uscire con passeggino e guinzaglio,Morgana ha imparato tutto e subito della nuova casa.la prima cosa ha imparato a salire sul letto con un tecnica tutta sua.Una sorta di doppio salto:saltava prima sulla sponda e poi da lì un nuovo slancio per il letto.All'inizio non riusciva ma in capo ad un paio di giorni ci siamo ritrovati a dormire in quattro nel lettone matrimoniale(non quello di Putin che avete capito!).E questo per diversi mesi,fino a che abbiamo traslocato nella nuova casa,con un po'di giardino recintato intorno.All'inizio tendeva a scappare e purtroppo è stata anche investita.Si è rotta il bacino in più punti ma il recupero è stato pronto e completo.L'unico scotto da pagare è che l'abbiamo dovuto ovarioisterectomizzare perchè sarebbe stato rischioso farle avere dei cuccioli.Morgana è buonissima ,al contrario di quello che si pensa sulla razza,dolce e paziente con i miei figli(che gliene combinano di tutti i colori) dorme accoccolata sulle sedie come un gatto e ha una tecnica particolare per mangiare:mangia un croccantino per volta.Ora al posto del lettone preferisce dormire sul divanone di pelle.Quando vado di sopra nel salone a vedere la tv sinceramente non so se viene con me perchè mi vuole bene(perchè quando sto in casa mi segue sempre passo per passo) o perchè vuole bene al divano.Ma conoscendola credo che sia la prima che ho detto...

sabato 13 febbraio 2010

MINNIE


Minnie tecnicamente non è una paziente.Fa parte dell'arredamento dell'ambulatorio.Gatta abbandonata circa cinque anni fa sulla finestra della sala chirurgica,all'esterno.Sentivamo miagolare da dentro ma non riuscivamo a renderci conto.Finchè la sera uscendo ci siamo accorti di quello scatoloncino in cui c'era questo piccolo esserino sofferente e miagolante.Avrà avuto al massimo un paio di mesi e aveva tutta l'aria di essere stata investita.Aveva la mandibola rotta in più punti,una zampa anteriore letterlamente polverizzata ma si vedeva che aveva voglia di vivere.E'stata una piccola scommessa salvarla,però ci siamo riusciti.Ma Minnie ha perso la zampa anteriore sinistra e anche la mandibola ha una forma strana che le conferisce una faccia particolare.Non sarà bellissima(ma per me lo è) ma è la gatta più affettuosa che abbia mai visto.Non le ho visto mai fare un gesto di aggressività,non l'ho mai vista soffiare o graffiare qualcuno.Si avvicina sempre fiduciosa a tutti e se qualcuno si siede in sala d'attesa,lei sale in braccio per farsi accarezzare e coccolare.E se qualcuno lascia un trasportino aperto lei ci si ficca dentro.Minnie fa compagnia e la cerca perchè ogni volta che è sola in una stanza si sposta in una stanza con qualcuno al suo interno.E mai lasciare giacconi o borse sulla scrivania.Lei ci si accoccola e ci dorme sopra.Mi pareva giusto cominciare questa piccola rubrica da lei....

venerdì 12 febbraio 2010

DIECI INVERNI


Non solo l'inverno del loro scontento di shakespeariana memoria ma ben dieci sono gli inverni che passano prima che il sentimento di Camilla e Silvestro venga messo bene a fuoco.Il film di Mieli come detto da altri racconta una storia facile,minimalista,anche banale se vogliamo ma rifugge dall'estetica mocciana o grandefratelliana che tutto avvolge nelle proprie spire malefiche.E'un film dall'umore saturnino così come le stagioni invernali che vengono passate in rassegna e che si distinguono l'una dall'altra solo per la didascalia o qualche particolare dell'aspetto dei due.Due ragazzi colti all'arrivo nel mondo dei grandi(studi universitari,la prima volta che vivono da soli,una città nuova,Venezia ,come addormentata in riva al mare) e poi seguiti per dieci anni della loro vita nelle loro scelte sentimentali e professionali.Da ventenni ignari del mondo che esiste attorno a loro,magari armati di sana incoscienza, a trentenni col loro bel carico di inquietudine e di rimpianto per quello che avrebbe potuto essere non è stato.Silvestro e Camilla salgono e scendono dall'altalena dei sentimenti,la prima notte che s conoscono dormono insieme ma la mattina dopo sono come due sconosciuti,da distanti divengono vicini,da amici diventano conoscenti e viceversa,diventano al massimo amici degli amici,frappongono tra loro altre storie sentimentali che naufragano miseramente di fronte all'elettricità dei loro incontri che avvengono continuativamente per tutto il decennio,incapaci di capire(o meglio di confessare a se stessi) che cosa provano per l'altro/a.Questa sarabanda di incontri procrastinati nel tempo ricorda parecchio da vicino Harry ti presento Sally,con Venezia e Mosca a fare da sfondo invece di New York ma il continuo balbettamento sentimentale,le complicazioni,le deviazioni e le notazioni a margine sono più tipiche di certo cinema francese,da Sautet a Truffaut e forse a Rohmer.Il film di Mieli è lungi dall'essere perfetto ma è importante per come si inserisce in quel filone di commedia sentimentale che rifiuta le frasette dei Baci Perugina o le inutili sociologie d'accatto paratelevisive.I due intepreti risultano assolutamente credibili in qusto contesto e il regista è bravo a cogliere i loro scarti umorali,le loro insicurezze,la loro pavidità di fronte a quello che sta succedendo loro.Da ricordare il primo incontro tra SIlvestro e Camilla con i loro impacci anche infantili ma di spontaneità assoluta e la sequenza in cui lei fa footing per le calli veneziane e lui in una piazzeta adiacente si sta fumando una sigaretta su una panchina.In mezzo un frate che trasporta un alberello.Una sequenza che illustra benissimo la geometria variabile del caso,le distanze tra i due che mano mano si accorciano per poi riallungarsi di nuovo.Una sequenza silenziosa,che dura poche decine di secondi ma che in questo lasso di tempo minimo spiega compiutamente il senso del film.Un film fatto di distanze variabili,di casualità e di errori.Proprio come quelli che si commettono nella vita di tutti i giorni.Un film comunque incoraggiante per la salute del nostro cinema e da incoraggiare

VOTO 7/10

IL VECCHIO CASALE-SAN GIOVANNI TEATINO

E'la prima volta che veniamo a mangiare in questo ristorante pizzeria.I proprietari mi dicono che dopo aver ristrutturato il vecchio casale da cui prende il nome,hanno sistemato gli interni e hanno aperto il locale circa 6 mesi fa.Fino alla settimana precedente alla nostra visita erano aperti solo di sera ,ora anche a pranzo.Nell'atrio del locale ci sono moltissime foto di scena tratte da capolavori del cinema italiano,una bella raccolta fotogafica dei nostri divi del passato.Sordi,Gassmann,Mastroianni,Vittorio De Sica,Silvana Mangano,Sophia Loren e tanti altri a ricordare film immortali nella nostra memoria come I vitelloni,Ladri di biciclette,La grande guerra,Riso amaro,I soliti ignoti.Decisamente un punto a favore del locale.Il proprietario è appassionato di cinema(argomento che appassiona entrambi e su cui ci intratteniamo piacevolmente) e di attrezzi agricoli antichi in bella mostra sulle pareti.Il locale è pulito,è accogliente,le pareti sono tinte in giallo ocra e porpora,i tovagliati di buona qualità(nonchè nuovi),posate e stoviglie hanno un aria molto casareccia,senza tanti fronzoli.Siamo arrivati un po'tardi per cui siamo soli nel locale.Meglio, avremo il personale tutto a nostra disposizione.E'un locale tipico per cui chiediamo consigli per il menù.Gli antipasti freddi consistono in un tagliere con vari salumi affettati e formaggi freschi e stagionati.Una nota di merito per il prosciutto crudo,nostrano,non molto saporito e tagliato un po'spesso,come piace a me.Gli antipasti caldi sono sfiziosi divertissment del cuoco:crepes con porcini,tortini fatti con zucchine gratinate,crocchette di patate a forma di pera,arancini di riso e dadini di prosciutto cotto.Decisamente intriganti.Ottimi anche i primi:ordino delle tagliatelle con zucchine pastellate a listelle e funghi porcini che reputo notevoli,hanno anche una pasta alla mugnaia con sugo di peperoni,melanzane e zucchine(un filo pesante devo dire) e non dispiace nemmeno la pasta alla chitarra con ragù.La pasta è fresca ,fatta a mano e a giudicare dal tempo che ci hanno messo a prepararla devono averla fatta al momento.Per secondo ci viene consigliato un arrosto misto con costatine di suino e di agnello,salsiccia e tagliata di vitello.Il piatto non abbonda ma è tutto cucinato alla perfezione con uso copioso di olio extravergine d'oliva rigorosamente a crudo.Per finire dolci della casa(buona la panna cotta al cioccolato,appena discreto il tiramisu) e il conto,abbordabile ma forse leggermente salato.L'impressione ricavata è positiva,è un locale nuovo,appena aperto e quindi sono giustificabili(magari per scarsa esperienza)alcune carenze di servizio o alcuni piccoli particolari da migliorare(era vuoto il dispenser di sapone del lavandino dell'antibagno,mentre c'era in quello del bagno sia delle signore che dei signori).Altra cosa da migliorare è la durata del pasto:noi abbiamo impiegato circa due ore e mezza.Forse un po'troppo per un pranzo in un giorno feriale.E in futuro proveremo anche le pizze....

L'UOMO CHE VERRA'

La fine è tristemente nota.Ma la visione è se possibile ancora più dolorosa.Una strage nazista che sui libri è liquidata in due anonime righe elencando dati numerici agghiaccianti(più di 750 vittime tra donne,vecchi e bambini) assume contorni se possbili ancora più agghiaccianti.Fino a stasera non avevo capito quanta atrocità potesse essere racchiusa in due misere righe lette in un libro di storia.Ora grazie a questo film finalmente sono riuscito a visualizzare quello che per tanti anni per me è stato qualcosa di totalmente astratto legato a commemorazioni che mai in realtà mi avevano toccato profondamente. Come è riuscito stasera a fare questo film.Un opera di rigore stilistico assoluto che partendo da una realtà rurale così mirabilmente restituita ai nostri occhi racconta un episodio di tristezza infinita annidato tra le pieghe della Seconda Guerra Mondiale.Diritti impone una scelta linguistica purista usando il dialetto emiliano e preferendo di distribuire il film sottotitolato.Una scelta che non può non ricordare il suo maestro,quell'Ermanno Olmi che riecheggia più volte in questo e nell'altro film di Diritti quel Il vento fa il suo giro inaspettato successo legato al passaparola.L'uomo che verrà pur manetenendo il suo interesse per la comunità chiusa,isolata,come questa dei contadini dell'Appennino emiliano e come quella raccontata nel film precedente,appare film più rifinito nella forma,forte di un ambientazione rigorosa e ben caratterizzata.La vita dei contadini è ricreata nei minimi particolari con un aderenza totale alla realtà e si rivivono i riti della panificazione,della lavorazione del maiale e tutte quelle abitudini dei contadini di quel tempo.Una vita dura,segnata dal lavoro dall'alba al tramonto.Ammirevole è la scelta delle facce degli attori non professionisti,volti segnati dal tempo e dalla fatica ed ancora più ammirevole la pregevole amalgama che riesce a Diritti nel far recitare gli attori professionisti assieme a questi volti prestati al cinema.Quasi non si avverte lo scarto tra chi vive costantemente davanti alla macchina da presa e chi ha vissuto sempre nell'ombra.Indimenticabile lo sguardo profondo ed evocativo di Greta Zuccheri Montanari,la piccola Martina a cui è affidato il principale punto di vista del film.Il suo mutismo all'inizio ribelle poi quasi rassegnato permette di concentrarsi maggiormente su quello che la cinepresa ci mostra,senza intralci di voci off che si affannino a spiegare tutto.Il rigore stilistico di questo film non si deve limitare a riconoscerne solo la ricerca filologica e antropologica.Non è un documentario,qui il cinema vola altissimo a ricordare i maestri del passato,l'efferatezza dei crimini è resa rifuggendo totalmente la retorica,senza sonoro,in un flusso straniato di suoni distorti.Martina osserva tutto da lontano e la cinepresa con lei:i delitti efferati,le esecuzioni di donne e bambini,il rastrellamento,viene tenuto tutto in campo lungo,nel silenzio che diventa quasi fragore insopportabile,una scelta antispettacolare ma che dal punto di vista emotivo riesce a coinvolgere ancora di più.Credo che rimarrà a lungo davanti a i miei occhi l'immagine di quel bambino che cerca continuamente di scappare in avanti amorevolmente ricondotto nel gruppo dal parroco,quando i nazisti hanno rastrellato donne e bambini e li stanno portando al cimitero.Un film assolutamente da vedere,un film assolutamente necessario. E spero che Greta Zuccheri Montanari(neanche nominata sulla scheda) abbia un avvenire cinematografico luminoso come i suoi occhi.

VOTO 9/10